La Scarzuola, quando la bellezza diventa visione

Ci sono luoghi che non si visitano soltanto: si attraversano, si ascoltano, si lasciano agire dentro.
La Scarzuola è uno di questi. Un luogo fuori dal tempo, sospeso tra sacro e profano, natura e architettura, memoria e immaginazione. Una bellezza che non si offre immediatamente, ma che chiede presenza, apertura, sguardo lento.
Situata in località Montegiove, nel comune di Montegabbione, tra le colline umbre, La Scarzuola nasce come convento francescano e si trasforma, secoli dopo, in una delle opere più enigmatiche e affascinanti del Novecento italiano: la Città Ideale di Tomaso Buzzi.
Un luogo sacro all’origine
Secondo la tradizione, San Francesco d’Assisi si fermò in questo luogo nel 1218, costruendo una capanna di scarza, una pianta palustre utilizzata per intrecci e impagliature. Qui piantò un lauro e un cespuglio di rose, da cui miracolosamente sgorgò una fonte d’acqua.
Su questo nucleo originario, nel 1282, vennero edificati una chiesa e un piccolo convento francescano, rimasti attivi fino al Settecento.
Nell’abside della chiesa, dedicata alla Santissima Annunziata, è ancora visibile un antico affresco del XIII secolo che raffigura San Francesco in levitazione: una delle sue prime rappresentazioni iconografiche, intensa e non ancora codificata, capace di trasmettere un senso di leggerezza mistica e spirituale.
La visione di Tomaso Buzzi
Nel 1956 il complesso viene acquistato da Tomaso Buzzi (1900–1981), architetto, designer, restauratore e intellettuale di straordinaria cultura umanistica. Collaboratore di Gio Ponti, protagonista del Novecento milanese, Buzzi sceglie di ritirarsi in questo luogo per dare forma al suo sogno più intimo: una città ideale, costruita non per abitare, ma per pensare, ricordare, trasformarsi.
Accanto al convento, tra il 1958 e il 1978, prende vita una “macchina teatrale” composta da giardini, scale, teatri, architetture simboliche e archetipiche. Una vera e propria autobiografia di pietra, incompiuta per scelta, perché orientata non al finito ma all’infinito.
Un percorso iniziatico
La Scarzuola è un luogo da percorrere, non da spiegare: scale che salgono e scendono in ogni direzione, edifici volutamente sproporzionati, mostri, simboli astrologici, geometrie sacre, riferimenti mitologici e alchemici accompagnano il visitatore in un labirinto evocativo, ispirato all’Hypnerotomachia Poliphili (1499), il grande romanzo rinascimentale sul viaggio dell’anima verso la conoscenza e l’amore.
Il cuore della città è il Teatro del Mondo, affiancato dai sette teatri simbolici e culminante nell’Acropoli: una montagna di edifici vuoti all’interno, sovrapposti come visioni, capaci di offrire prospettive sempre diverse. Qui la bellezza non è decorazione, ma linguaggio simbolico.
Tra sacro e profano
Alla “città sacra” del convento fa da contrappunto la “città profana” in tufo: due polarità che dialogano, si specchiano, si attraversano.
Il percorso è al tempo stesso architettonico e interiore. Un invito a riconoscere che la bellezza autentica nasce proprio dall’incontro degli opposti: ordine e follia, rigore e immaginazione, silenzio e teatro.
Una bellezza viva
Rimasta incompiuta alla morte di Buzzi nel 1981, La Scarzuola è stata in parte completata secondo i suoi disegni, ma conserva intatta la sua natura di opera aperta, in continuo dialogo con chi la visita.
È un luogo che non chiede di essere capito, ma sentito.
Un luogo in cui la bellezza non consola, ma risveglia.
Un’esperienza estetica che diventa viaggio simbolico, specchio dell’anima, esercizio di libertà interiore.
Silvia Cerri

